Grizzly Imploded

“Threatening Fragments From Four Boulders” reviewed on The New Noise and Gimme Some Inches #51 (Sentireascoltare)

The New Noise
Granitici, ottundenti, presi da una sorta di ossessione per un pre-blues che sa di intrinsecamente  primitivo e cacofonico, volutamente “scompaginato”, i napoletani Grizzly Imploded ‒ con un membro di A Spirale ed Aspec(t) ‒ con questo “Threatening Fragments From Four Boulders” (titolo notevole, tra l’altro) si impegnano a fondo per renderci la vita più difficile di quanto non lo sia già. L’incipit è per il jazz nerboruto e le grasse frammentazioni, appunto, di “The Light That Took Complete Control Of My Eyes”, sei minuti che lasciano il segno. Il lato A prosegue con la nevrotica “Scary Alien Worlds Are On The Prowl”, come gli Us Maple che ospitano alle chitarre i Colossamite al gran completo, e ci raccontano di un probabile tracollo nervoso. Il secondo lato accentua ancora di più il lato squisitamente “sperimentale” del progetto (ebbene sì, non so come, ma riescono ad essere ancora più impenetrabili), introducendo pause e atmosfere notturne, l’intermezzo lunare di “A Shuttlecraft Weighed Down By A Layer Of Honey” e la conclusiva “Scratched By The Sounds…”, cavernosa e nera al punto giusto. A conti fatti, una conferma di quanto già dimostrato con Anabasi. (Maurizio Inchingoli)
http://www.thenewnoise.it/sguardo-sulle-nuove-produzioni-sincope/

Gimme Some Inches #51
Ultimo nastro di questa sessione estivo/autunnale è il migliore del lotto autunnale made in Sincope (tra cui spiccano gli ottimi SUTT, il duo Jabber Garland e Pale Sister). Scegliamo i partenopei Grizzly Imploded con Threatening Fragments From Four Boulders per il loro essere marginalmente “rock”: come al solito urticanti e sfrangiati col loro impro-noise a doppia chitarra+ batteria, Maurizio Argenziano, Francesco Gregoretti e Sergio Albano viaggiano spericolati in quattro tracce per i venti minuti del nastro, tra chitarre corrosive che si scontrano ed incontrano, rincorrendosi e abbandonandosi, vuoti ipnotici ed esplosioni (a)ritmiche a movimentare un suono che è tutto nervo e spasmo. Ascolto impegnativo, ma ad averne di impegni del genere.
http://sentireascoltare.com/rubriche/gimme-some-inches-51/

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Grizzly Imploded @ Flussi Media Arts Festival 2014

“Threatening Fragments From Four Boulders” cassette release

Grizzly Imploded “Threatening Fragments From Four Boulders” c20 on Sincope

artwork by truculentboy
full color artwork and pro-dubbed tape
limited to 70 hand-numbered copies

GI-TFFFB_2

Grizzly Imploded meet Pascal Battus @ Suona Francese Festival

#SuonaFrancese

Exclusive teaser mix of “Autotomia”

Exclusive teaser mix of “Autotomia” on Karl Schmidt Verlag (KSV 360).
Preview assembly and mix by Paranoid Leather.

Grizzly Imploded (with Gaelle Cavalieri) “Seven Hundred Things For Him” featured on Occulto Compilation #3

Occulto Compilation #3

“Autotomia” cdr limited edition release

Grizzly Imploded “Autotomia” cdr on Karl Schmidt Verlag

Editions of 15
AVAILABLE NOW!

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“Abgrund” reviewed on ninehertz.co.uk

This band are a bunch of Italian misfits that we’ve had the pleasure of reviewing before. Their Dance of Particles tape was a joy to behold and this is perhaps even better. Two guitarists and a drummer creating disjointed, seemingly improvised clatterings as though in three different rooms means this is by no means an easy listen but it’s one that might well stay with you.

The creaks and cracks that the three make with their respective instruments suggests finding new ways to play them. Each track plots a haphazard and lurching course towards no particular end but that’s half the fun. If you’ve ever come across the unusual CocoRosie or can’t get enough of the incidental parts of Kieran Hebden’s Four Tet rumblings, this is a more organic version.

The hint of electronic interference rises to the surface on A Caught Body Doesn’t Have Time To Sing as well as squeaks you presume are from the drum stool. The kit is audible too but the guitars are not being played, rather manipulated via their extremities and connections to create repetitive, irksome sounds that combine with each other to create a rich tapestry shoudl you choose to tune in to their wavelength.

Puzzling and infuriating as it is brilliant, Grizzly Imploded are on the edges of musicality, but are worth listening to, if only for a short time. (mike)

http://www.ninehertz.co.uk/viewitem/4373

“Abgrund” online release on CON-V

Grizzly Imploded “Abgrund” online release on CON-V

cnv77

“Anabasi” reviewed on Sodapop

Fra le etichette in circolazione la Sincope è certamente da annoverare come una delle più coerentemente devote al rumore, non solo in ambito italiano; tuttavia ci piace notare come questa devozione non si traduca in un cieco immobilismo, ma porti alla ricerca di nuovi talenti al di fuori dell’ambito strettamente industrial/noise. Se i Vetro erano stati una piacevole incursione nei territori del rock rumoroso, i partenopei Grizzly Imploded battono, nello stesso ambito, i territori dell’improvvisazione, sfoggiando un suono ruvido e senza compromessi.
Parente di Oddly Imploded e Strongly Imploded, progetti ad assetto variabile con alcuni musicisti in comune, questa versione mette insieme le chitarre di Sergio Albano e Maurizio Argenziano (A SpiraleAspec(t)) con la batteria di Francesco Gregoretti (One Starving Day), ma più che al rock l’attitudine è prossima a quella di certa elettronica di confine che in quel di Napoli è portata avanti da gruppi come  Aspec(t) e Sec_. Quello generato dai Grizzly Imploded è un flusso sonoro continuo strutturato in blocchi spigolosi, che si slabbrano e ricompongono di continuo, senza dare punti di riferimento. Potrebbero ricordare gli Starfuckers di Infrantumi, ma privati della voce e degli spazi di silenzio: qui va in scena la tensione senza pause che nasce dal corpo a corpo fra una chitarra usata in maniera poco ortodossa, a tratti irriconoscibile e una suonata più canonicamente (si fa per dire…), mentre la batteria detta i tempi e fa da arbitro. L’equilibrio non si raggiunge mai, così come nessuna delle due arriva a prevalere sull’altra, ma non è questo l’obiettivo: “Il processo è il prodotto. Il prodotto è il processo” direbbe Genesis P. Orridge; in questo disco il senso risiede nell’esperire l’immersione in un’atmosfera claustrofobica (la sola The Attempt To Find A Refuge For Body And Spirit Drives To Self-Destructive Madness riserva qualche apertura) fra frequenze disturbate e spettri di melodie, senza chiedere null’altro che vivere il momento. Anabasi (dal greco: spedizione verso l’interno) non è un titolo scelto a caso.
http://www.sodapop.it/rbrth/reviews/1895-grizzly-imploded-anabasi-sincope-2013.html