Grizzly Imploded

“Steel From Your Brow” reviewed on Sodapop

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Arriva a materializzarsi su vinile il suono dei Grizzly Imploded a due anni dalla cassetta su Sincope di cui vi parlammo a suo tempo e dal CD-R Autonomia che invece ci siamo persi ma che sarà il caso di recuperare. Per ora però c’è questo Steel From Your Brow che conferma quanto già sapevamo e innesta qualche elemento nuovo e inatteso. In un genere dove non sempre è facile distinguere fra le proposte valide e i semplici fomentatori di gazzarra un brano come Shells Speak Aloud sgombera subito il campo: è musica improvvisata di quella che non si improvvisa ma nasce dalla pratica e dalla volontà di mettersi in gioco di continuo; a un inizio incerto e disturbato segue un crescendo che si trasforma in un’equilibrata tenzone dove si perdono i comuni rapporti fra le forze in gioco (ricordiamolo, due chitarre e una batteria), tutti fanno ritmo e tutti fanno… melodia. Se dovessi identificare un elemento che rende riconoscibile il suono dei partenopei indicherei proprio questa salutare assenza di gerarchie fra gli strumenti. La sorpresa è che nei due pezzi successivi i fattori in gioco sono quattro: arriva la voce, che a memoria non credo sia mai stata della partita. Nella sorniona e sottilmente spigolosa Flowed Out Of The Cyclones Waking To Lightning Jolts fa i vocalizzi di Gaelle Cavalieri fanno appena capolino, ma in Full Of Flames sono l’elemento caratterizzante (opera stavolta del chitarrista Sergio Albano): il brano è forse il meno rock del disco, prossimo alla concrete music, con la voce da bluesman sbronzo che ogni tanto emerge dal rumore (per darvi una vaga idea, pensate ai Madrigali Magri che icontrano gli Starfuckers). Poi il pezzo si fa più teso, diventa quasi uno scontro al rallentatore e anche la voce sale di tono, trasformandosi in un lamento che svetta in un finale disastroso ed epico. Visto il risultato particolarissimo – il cantato viene ad essere un anomalo elemento d’ordine – è una strada che meriterebbe di essere battuta. Sì è così arrivata alla fine del lato; sull’altro troviamo una Surrounded By Dark Poplars che prima avanza a fatica e poi sferraglia che è un piacere e una Livid Shadows That Blind The Pawns rilassata e minimale dove grande spazio ha la batteria mentre le chitarre sono impegnate nel produrre microsuoni e sfregamenti, finchè i battiti che occupano sempre più lo spazio e le corde insistenti che stridono e dronano rendono più tesa l’atmosfera e conducono il disco alla fine. Nello strano universo parallelo dove i Grizzly Imploded sono un normale gruppo rock questa sarebbe la loro ballata sbancaclassifica, ma in questa dimensione, ho già avuto occasione di dirlo ma mi ripeto volentieri, il trio partenopeo suona probabilmente l’unico rock’n’roll possibile oggi, di sicuro l’unico che abbia senso.

http://www.sodapop.it/phnx/grizzly-imploded-steel-brow-metzger-therapie-2016/

“Steel From Your Brow” reviewed on Blow Up #220

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“Steel From Your Brow” reviewed on Sentireascoltare

Ha molto a che fare con la no-wave, con i contorsionismi ritmici e le degradazioni chitarristiche – per non dire, ovviamente, di una dimensione avant-noise, di ricerca sul suono e sulla sua contrazione – l’esperienza Grizzly Imploded, nome che chi traffica con l’underground più avventuroso non può non conoscere.

Francesco Gregoretti, Maurizio Argenziano e Sergio Albano – qui supportati dalla presenza in una traccia della francese Gaelle Cavalieri (voce in Flowed Out Of The Cyclones Waking To Lightning Jolts) e dall’impegno della label italo(di nascita)-berlinese(di residenza) Metzger Therapie e del suo mentore Giuseppe Capriglione – mettono in scena un cataclisma sonoro che riprende molte traiettorie del sottobosco noise & avant mondiale, Sightings su tutti, per lo meno per la consonanza strumentale standard e per la foga “rock”, ma ne offrono pure una versione decaduta, dispersa, polverizzata e implosa, tanto per rimanere al suggerimento insito nella sigla scelta.

Non perdendo mai quel nervosismo di base – tutto nervo e spasmo lo definivamo all’altezza del nastro Threatening Fragments From Four Boulders per Sincope e non vediamo perché cambiare idea ora – Steel From Your Brow va di catalessi noise (Surrounded By Dark Poplars) mantenendo sempre viva sotto le ceneri quella urgenza distruttiva che, per chi scrive, ha sempre contrassegnato le musiche del trio partenopeo; oppure accende l’afasia ritmica (l’iniziale Shells Speaks Aloud) che contorce il “rock” su se stesso, aggrovigliandone le fondamenta, o ancora dando forme (ehm) compiute ai deliqui (anche vocali e opera di Sergio Albano) più stravolti e sfibranti come in Full Of Flames.

Pesante e minaccioso come un grizzly, imploso come una catarsi al rovescio, Steel From The Brow è un ottimo termometro per comprendere lo stato dell’underground italico più estremo.

http://sentireascoltare.com/recensioni/grizzly-imploded-steel-from-your-brow/

“Steel From Your Brow” reviewed on The New Noise

La band napoletana è tra i soggetti più ostici, nonché affascinanti, da affrontare, lo sapete già. La musica di Gregoretti & co. si nutre d’immaginari campi d’azione ristretti e oppressivi (quel furioso rimestare tra le ritmiche ti mette all’angolo), senza dimenticarsi di affrontarli da un’ottica fieramente free. Il loro discorso continua a triturare con sadismo gli stili, come una macchina schiacciasassi alla quale siano stati volutamente tolti i freni. Steel From Your Brow questa volta esce per un’etichetta di base a Berlino, ma di un loro sodale, Giuseppe Capriglione (noiser pure lui), che come tanti altri sta provando a fare qualcosa di meno legato ai luoghi di origine (nella breve vita della sua Metzger Therapie ci sono uscite per Bogong In Action, Fecalove, Venta Protesix e Naturalismo, mutuo dalla pagina Discogs). Il contenuto è il solito per i tre, ma è opportuno citare la cura per i particolari sonori, che ha a dir poco del maniacale (del cervellotico pure) o la strana e salvifica prova di “Full Of Flames”, dove spicca la voce aggressiva del chitarrista Sergio Albano, che riesce comunque a dare un po’ di respiro al disco. C’è un’altra ospite, inoltre: la francese Gaelle Cavalieri in “Flowed Out Of The Cyclones Waking To Lightning Jolts” accompagna le loro paturnie da par suo, ma è solo un lieve sussurrare funesto. Sul secondo lato la mattanza continua senza sosta, a conferma del loro continuo pestare, che in giro, lo ripeto, ha davvero pochi eguali. Cos’altro aggiungere? Poco: qui i musicisti fanno sul serio e il disco è più che valido. C’è da scommettere che se venivano da parti più “esotiche” delle nostre, in molti ne avrebbero subito fatto un piccolo culto, comprandosi qualunque uscita.

http://www.thenewnoise.it/grizzly-imploded-steel-from-your-brow/

“Steel From Your Brow” reviewed on African Paper

Die italienischen Musikszenen unterhalb der Wahrnehmungsgrenze langweiler Strebermagazine sind wie vieles in diesem Land einer starken Trennung zwischen den nördlichen und den südlichen Regionen unterworfen. Während zwischen Mailand und Bologna, zwischen Turin und Venedig eine solide Infrastruktur an Vertriebs- und Auftrittsmöglichkeiten plus gute internationale Vernetzung Standard ist, pflegt die südliche Hälfte nicht selten eine charmante Selbstorganisation, die oft ebenso hobbyistisch wie regional orientiert ist. Genau genommen trifft dies sogar schon auf Rom zu, wobei die Größe und Faszination der Stadt natürlich einiges kompensieren. Dankenswerterweise gibt es einige rührige Personen, die aus ldealismus ein paar Perlen fischen und in unseren Breiten etwas bekannter machen. Einer dieser Idealisten betreibt das von Berlin aus operierende Metzger Therapie-Label.

Metzger Therapie scheint (ganz passend zum Namen) ein Faible für nach Tieren benannten Bands zu haben, denn nach Bogong in Action steht nun die neue LP von Grizzly Imploded in den Regalen. Hinter dem Namen versteckt dich das in Neapel nicht unbekannte Trio Francesco Gregoretti (Drums), Maurizio Argenziano (Gitarre) und Sergio Albano, der außer der zweiten Gitarre auch für alle stimmlichen Äußerungen zuständig ist.

Es ist nicht leicht, Musik mit Noiseelementen zu machen, die zugleich etwas Introvertiertes hat und ihre ganze Ausdrucksstärke über dezente Andeutungen kanalisiert. Was in den meisten Fällen bemüht wirkt, klingt bei Grizzly Imploded allerdings durchweg überzeugend. Von der Grundausrichtung her bewegt sich die Musik des Trios in dem Grenzland, wo sich freie (jazzig angehauchte) Improvisationsmusik mit leicht krautigem Noiserock überlappt, und eines der Markenzeichen der Band ist die unberechenbare, immer leicht zerfledderte Rhythmussektion, die das Tempo meist sehr spontan reguliert, doch auch in den Passagen, in denen sich das Tempo eher kontinuierlich steigert, etwas Wildes, Entgrenztes beihehält, das mehr ist als bloßes Scheppern mit Methode.

Dass die Musik trotz allem herrlich unanstrengend ist, dankt sich nicht nur dem rauen, aber warmen Sound und der (trotz Verzicht auf eine Bassgitarre) eher tief-urigen Ausrichtung, sondern ebenso dem Fehlen von plakativen Effekten. Die funky Motive auf der Gitarre sind eher kurz angebunden und auf subkutane Wirkung hin ausgerichtet, ebenso die abrupten Brüche von beinahe so etwas wie Stille zu noisigen Eruptionen, die von jazzigen Hihats aufgefangen und abgefedert werden. Anspiletipps: „Full of Flames”, dass als einziges Vokalstück mit seinem Grummeln und dem asiatisch anmutenden Fingerpicking aus der Reihe fällt, sowie „Livid Shadows”, das die schrillsten und zugleich kernigsten Momente bereithält. (U.S.)

http://africanpaper.com/2016/02/27/grizzly-imploded-steel-from-your-brow/

“Steel From Your Brow” 12″ Vinyl release

Grizzly Imploded – Steel From Your Brow (12″ Vinyl) on Metzger Therapie

Edition of 320 12″ 180 gr, Black Vinyl

“Threatening Fragments From Four Boulders” reviewed on Sodapop

Non è facile star al passo con le uscite dei Grizzly Imploded e delle loro varie filiazioni, specie per chi, come il sottoscritto, è un cronico ritardatario. È però doveroso, almeno ogni tanto, dare testimonianza delle produzioni discografiche del terzetto napoletano, finora sempre meritevoli e degne di nota.
Se volessi liquidare in due parole questo nastro me la caverei con un laconico “disastro sonoro”, locuzione che racchiude spirito e forma di Threatening Fragments From Four Boulders; quello che però intriga è che in questo caso l’accento è da porre sul secondo termine, a evidenziare come il processo di disarticolazione del suono sia sempre governato e anche nei momenti maggiormente free i tre non perdano il controllo delle operazioni. L’inizio è relativamente calmo su entrambi i lati, ma quello del primo è più inquietante e finisce per tradursi nella sonorizzazione di un incidente ferroviario in stile Sightings, dove ogni segmento deflagra con precisione ingegneristica, mente sul secondo assistiamo al gonfiarsi lento di un fiume di rumore che finisce per travolgere tutto, un’onda di noise ribollente e inarrestabile. Tutto questo, signori, ad opera di una batteria e due chitarre: perché al netto dell’assenza di una forma definita e delle molteplici influenze (dal jazz al rumorismo più intransigente), i Grizzly Imploded rimangono un gruppo che incarna lo spirito iconoclasta e distruttivo proprio di certo rock, lontano da quella musichetta stucchevole e conservatrice che va per la maggiore. Questa è roba disturbante e minacciosa, come dovrebbe sempre essere. (Emiliano Zanotti)

http://www.sodapop.it/rbrth/reviews/2180-grizzly-imploded-threatening-fragments-from-four-boulders-sincope-2014.html

Grizzly Imploded “Threatening Fragments From Four Boulders” reviewed on Cerberus | Tiny Mix Tapes

Twenty minutes to escape. That’s all I need; well that and some wire cutters, peanut butter, a deadbolt, some cyanide and a gas tank lid from a 1987 Jeep. This inexplicable possum stew will boil and seethe, until such a time that it helps create a barrier by which to deflect the debris from the Grizzly Imploded. And these Threatening Fragments from Four Boulders are coming in hot. It’s a fierce breakdown of post-apocalyptic jazz. Jagged pieces flung as far and wide as the implosion can carry them. Though it’s an inward force, the shock wave is somehow outward. And unless I can blast myself out of this containment bin before the 20 minutes of oxygen runs out on this cassette’s playtime, I’m surely doomed. But doom is not death, rather a chance not to do this again. This is a fun game, and every time there is some new deadly object flying at me that I didn’t notice the last time I averted harm and cheated death. For Grizzly Imploded is my Murdoc and I will not go down so long as they don’t. (Justin Spicer)

http://www.tinymixtapes.com/cerberus/grizzly-imploded-threatening-fragments-from-four-boulders

Interview on The New Noise

http://www.thenewnoise.it/grizzly-imploded/

“Threatening Fragments From Four Boulders” reviewed on Solar Ipse #7 and Rumore #275

Solar Ipse #7Rumore #275